Giusy e Vinod:
alla vita non si chiede mai troppo

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Quando si conobbero Giusy fu chiara: «Ho la sclerosi multipla. Oggi sto bene ma potrebbe non essere sempre così». E Vinod disse sì, senza tentennamenti. I suoi amici gli ricordarono che non sarebbe stato semplice, pur senza intromettersi in una scelta che del resto era già presa: sarebbe stata Giusy, e solo lei, la donna della sua vita, quella che lo avrebbe fatto diventare padre.

Ne sono convinti ancora oggi, quando parlano del piccolo Isaac che inizia a farsi sentire da dentro il pancione. «Sarebbe stato un peccato privarsi di una gioia così grande solo per una malattia che almeno per ora non ci toglie nulla. Sentiamo, sappiamo che ce la possiamo fare benissimo», dice lui. «In fondo ci sono coppie che non hanno una malattia da affrontare, ma hanno comunque altri problemi», aggiunge Giusy, che certo non nasconde le difficoltà: la stanchezza e l’affaticamento, unici sintomi che oggi la malattia le causa, stanno rendendo queste settimane un po’ pesanti, complicate da un trasloco non proprio semplice.

Dietro le insicurezze e le paure di Giusy, dietro ai suoi “ce la faremo?”, c’è una giovane donna forte e positiva. Dopotutto i medici l’hanno rassicurata: «La neurologa mi ha detto che adesso sono una paziente ginecologica, la priorità è la gravidanza», racconta. Che poi è un modo per dire “ce la potete fare tranquillamente”.

La nascita

Prendere in braccio Isaac per la prima volta è stata un’emozione indescrivibile”. «Finché non lo sperimenti, non lo capisci», dice lei. Un sentimento prezioso perché ti fa stare bene, in tutti i sensi: «Ora sto allattando Isaac, e la protezione dalla malattia, che la gravidanza mi ha dato, sta proseguendo», dice Giusy.

La priorità è Isaac. E anche i suoi genitori lo capiscono. La domanda più frequente che le fanno è: «Il bambino?».
E lei è contenta di questa attenzione sul piccolo arrivato. Anche perché i sintomi della malattia, tra tutti la stanchezza, si fanno sentire solo in parte: «Sono stanca, sì, ma solo perché dormo poco». Ed è una sensazione quasi piacevole.

È Giusy a mostrarsi più forte: «Ogni tanto Vinod si lascia prendere dall’ansia», scherza. Ma è normale, basta un pianto di Isaac ed il papà che corre a calmarlo. Questo bimbo ha bisogno di compagnia: in braccio ai genitori, ma anche ai loro amici, si calma subito. E di notte vuole una lucina accesa, un segno che qualcuno è lì per lui: “Amore è anche questo: sentire che l’altro è lì per te a rassicurarti quando viene buio, a calmare un tuo pianto, a dirti che tutto andrà bene. E che niente può spaventarti.”

Giusy e Vinod lo avevano capito quando si erano visti la prima volta, e subito scelti. E ancora di più ne sono certi ora: ogni volta che la fatica si fa sentire, l’amore è lì a dar senso alla gioia e alla stanchezza, forza e speranza per un futuro sereno.

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IT/NONNI/0119/0005–25/01/2019