Francesca e Nino:
un’opportunità per conoscersi

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Ora tutto ha più senso. Ogni piccolo e grande momento, ogni gioia e ogni incredibile rivelazione prendono adesso i contorni di una storia bella e a lieto fine. Perché la vita di Francesca è una sorpresa continua, piena di emozioni e di impegni.

Questa piccola grande ragazza è un vulcano che non si placa: «La felicità che mi stanno dando i miei studenti è indescrivibile», dice. Da qualche tempo ha dato una svolta alla sua vita: ha deciso di affiancare alle sue collaborazioni come grafica l'insegnamento alle medie.

Lasciarsi e riprendersi

Così oggi è anche una prof di arte e immagine, e non poteva non essere così: il suo è un animo artistico, capace di cogliere il bello in tutto. Lo capisci da quella voce squillante, da quelle sue parole che escono senza sosta, quasi volesse raccontare tutto quel che c’è da sapere su di lei. «Io sono così», ti dice. È il suo modo per porti di fronte a una verità: Francesca è così, prendere o lasciare.
E Nino l’ha presa, e adesso non la lascia più.
Ora non è qui con lei, ma in questo piccolo appartamento dove Francesca vive sola, la sua presenza è evidente. Se non altro perché tra un po’ la ragazza lascerà questa casa per coronare con il suo compagno un sogno di convivenza in un appartamento finalmente tutto per loro. Per ora lo stanno ancora cercando, e non è certo semplice, ma sanno che insieme troveranno una soluzione perfetta per entrambi.

Francesca e Nino non potevano non trovarsi: sono diversi e simili, amici e amanti, per certi versi quasi complementari. Lui serio, tutto d’un pezzo. Lei estroversa e attiva. Ma del resto sono proprio così le coppie più affiatate. E lo sono forse di più dopo quel 19 marzo di tre anni fa: Francesca aveva appena fatto una doccia, si era seduta e subito si era resa conto di aver perso la sensibilità di una parte del corpo.

Pronto soccorso, poi gli esami e infine una diagnosi arrivata rapidamente e senza lasciare dubbi: sclerosi multipla.

La reazione alla diagnosi

«Nino si era spaventato più di me, aveva persino pianto. Io ero più tranquilla di lui: mentre aspettavo la diagnosi ero seduta sul letto dell’ospedale con il computer, a lavorare».
Da allora, più nessun sintomo. In un certo senso Francesca è andata oltre, perché paradossalmente quella diagnosi l’ha cambiata: «Sono più consapevole di me, dei miei limiti ma anche delle mie risorse».
In questo momento lei sta sfogliando i libri per i quali ha collaborato alla veste grafica: è orgogliosa come è giusto che sia, ma senza dar troppo peso al suo talento.
Quel che davvero conta è il presente: il lavoro precedente non funzionava e ora c’è la scuola a riempire le sue giornate, ci sono le sue passioni – l’arte e le mostre – e soprattutto c’è questo pancione che accarezza. Ogni tanto si ferma, nel bel mezzo delle sue giornate caotiche, quando si rende conto che sta chiedendo troppo al suo corpo: «Lo faccio per non stressare Fagiolino», dice Francesca, che ormai usa questo soprannome per chiamare il bimbo.

Forse Francesca ora è persino più saggia: la gravidanza e l'incognita di una malattia sono grandi opportunità per guardarsi dentro.

I rapporti con la famiglia

Coppie come questa sono forti e unite, tanto nella salute quanto – e soprattutto – nella malattia. Anche se qualche battibecco non manca mai, l’amore qui si vede e lo si sente pur in mezzo ai dubbi e alle paure: «A volte Nino esagera», dice Francesca, «quando mi mette in guardia dai problemi di salute che potrebbero capitarmi quando sono sola». Ma è il suo modo per dimostrare attenzioni: non sa nascondere la verità, ma è certo che insieme ce la faranno.
E poi, a dirla tutta, questa malattia non ha tutto questo peso nelle loro vite: «Mi veniva in mente solo mentre facevo le iniezioni», dice Francesca. Da quando è incinta le ha sospese, come da indicazione del suo neurologo. Per il resto, ora, l’attenzione è tutta su questo bimbo che deve arrivare. «Ho sempre pensato alla malattia come a una prova: se la supero, il resto non potrà che essere bello».
Una fiducia completa, un affidarsi ciecamente al futuro che lei ha ritrovato lungo un percorso che è partito dalla perdita di una zia a cui era molto legata: «Quel lutto mi ha insegnato l’importanza dei rapporti affettivi».

Fosse per lei farebbe tutto a modo suo, anche il corso pre-parto: «Trovo così noiose le altre ragazze: non hanno i miei problemi, ma si lamentano di tutto».

Vite che continuano

Ora Nino è qui con lei e si sta preparando per uscire. Divisa, camicia, cravatta: è pronto per prendere servizio. Originario di Reggio Calabria, fa il tranviere qui a Milano anche se resta legatissimo alle sue origini: tradizionalista, serio, coerente in tutto, puntuale come una tabella di marcia.
È lei invece la scheggia impazzita: ha bisogno di sentirsi autonoma. «Solo i miei e un’amica sanno, a Caserta, della mia malattia e della gravidanza», dice. Nino dal divano la osserva: il futuro è pieno di progetti e incognite, desideri e paure. Per un attimo si ferma a pensare. Poi guarda l’orologio: è ora di uscire. Così si alza, va verso la sua ragazza e la abbraccia. Forza, andiamo: un papà deve andare al lavoro, un tram deve partire, una classe aspetta la sua insegnante, una giornata deve continuare, una vita deve vedere la luce.

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