Francesca e Nino:
un’opportunità per conoscersi

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Francesca e Nino non potevano non trovarsi: sono diversi e simili, amici e amanti, per certi versi quasi complementari. Lui serio, tutto d’un pezzo. Lei estroversa e attiva. Ma del resto sono proprio così le coppie più affiatate. E lo sono forse di più dopo quel 19 marzo di tre anni fa: Francesca aveva appena fatto una doccia, si era seduta e subito si era resa conto di aver perso la sensibilità di una parte del corpo.

«Nino si era spaventato più di me, aveva persino pianto. Io ero più tranquilla di lui: mentre aspettavo la diagnosi ero seduta sul letto dell’ospedale con il computer, a lavorare».
Da allora, più nessun sintomo. In un certo senso Francesca è andata oltre, perché paradossalmente quella diagnosi l’ha cambiata: «Sono più consapevole di me, dei miei limiti ma anche delle mie risorse».

Quel che davvero conta è il presente: ci sono le sue passioni – l’arte e le mostre – e soprattutto c’è questo pancione che accarezza. Ogni tanto si ferma, nel bel mezzo delle sue giornate caotiche, quando si rende conto che sta chiedendo troppo al suo corpo: «Lo faccio per non stressare Fagiolino», dice Francesca, che ormai usa questo soprannome per chiamare il bimbo.

L'attesa

Coppie come questa sono forti e unite, tanto nella salute quanto – e soprattutto – nella malattia, ma è certo che insieme ce la faranno.

E poi, a dirla tutta, questa malattia non ha tutto questo peso nelle loro vite: «Mi veniva in mente solo mentre facevo le iniezioni», dice Francesca. Da quando è incinta le ha sospese, come da indicazione del suo neurologo.
Per il resto, ora, l’attenzione è tutta su questo bimbo che deve arrivare. «Ho sempre pensato alla malattia come a una prova: se la supero, il resto non potrà che essere bello». Una fiducia completa, un affidarsi ciecamente al futuro che lei ha ritrovato lungo un percorso che è partito dalla perdita di una zia a cui era molto legata: «Quel lutto mi ha insegnato l’importanza dei rapporti affettivi».

Fosse per lei farebbe tutto a modo suo, anche il corso pre-parto: «Trovo così noiose le altre ragazze: non hanno i miei problemi, ma si lamentano di tutto».

Ora Nino è qui con lei e si sta preparando per uscire. Originario di Reggio Calabria, fa il tranviere qui a Milano.
Nino dal divano la osserva: il futuro è pieno di progetti e incognite, desideri e paure. Guarda l’orologio: è ora di uscire. Così si alza, va verso la sua ragazza e la abbraccia. Forza, andiamo: un papà deve andare al lavoro, un tram deve partire, una giornata deve continuare, una vita deve vedere la luce.

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IT/NONNI/0119/0005–25/01/2019