Federica e Giulio:
una vita in cammino

Guarda il video

Il piccolo Eugenio, un anno, ce la sta mettendo tutta per attraversare il soggiorno: vacilla un pochino, cammina, poi gattona, poi torna in piedi. Ma alla fine arriva a destinazione: Federica è lì seduta sul divano, con il pancione dell’ottavo mese e le braccia aperte ad aspettarlo.

«Non mi risparmio nulla: non mi voglio perdere nemmeno una gattonata»

Federica

Imparare a camminare non è facile, ma non quanto rimettersi in piedi.

Lui alza i suoi occhioni azzurri incorniciati da quei capelli biondi presi da papà, punta dritto verso la mamma e ridendo colpisce la pancia con un bacione e un abbraccio: è il suo saluto alla sorellina Eleonora, che qui tutti stanno aspettando con ansia.

Imparare a camminare non è facile, ma non quanto rimettersi in piedi. E dopo una diagnosi di sclerosi multipla è facile trovarsi a terra, anche se stai tutto sommato bene e la tua vita continua senza troppi intoppi. Perché il cammino di Federica e di suo marito Giulio è un po’ come quello di un bambino nuovo alla vita. Da sette anni anche loro gattonano, inciampano, si rialzano. Anche loro con un obiettivo da raggiungere e abbracciare, quello più grande: la Fede.
Fidanzati da otto anni, sposati solo da due e mezzo («Già due bambini, una buona media», scherza lui), hanno intrapreso il Cammino Neocatecumenale. Un percorso difficile, impegnativo: «Padre Lorenzo ci ha messi di fronte alla verità, e non è mai stato semplice», dice Federica.
Ma è così che si comprende il senso di tutto, delle gioie e dei dolori.

E così oggi questa bella ragazza, che conosce la sua patologia ormai da tre anni, è il ritratto della felicità.

«Ormai ho imparato ad ascoltare il mio corpo, e capisco quando è ora di fermarmi»

Federica

La gravidanza guarisce

Mora, mediterranea, sorridente, piena di vita. «Non mi risparmio nulla: non mi voglio perdere nemmeno una gattonata». Ma Giulio, che la osserva dal divano con sguardo sornione, sa che a volte esagera: alzarsi alle cinque per sistemare casa, fare la spesa, occuparsi di Eugenio non è semplice per una donna che ha un marito molto impegnato al lavoro.

Ora Giulio sta preparando la pappa di Eugenio. Più che una cena, quella tra i due maschi di casa sembra una lotta: il papà cerca di convincere il bimbo che è ora di mangiare, ma lui non vuole sentir ragioni. Federica sorride, soddisfatta, si accarezza la pancia e parla di tutto con calma e determinazione. «Oggi sto bene, ho solo qualche sintomo che durante la gravidanza si è attenuato: scosse agli arti, debolezza», dice. Sa di essere circondata da medici competenti che la stanno aiutando molto.

«La neurologa mi ha detto che la gravidanza sarebbe stata la mia cura, e così è stato».

Federica

Il momento della diagnosi

Quando parla del primo incontro con Giulio, a una festa, ricorda di aver avuto l’impressione di conoscerlo da sempre. Si sono trovati, capiti, e insieme hanno dato una svolta alla loro vita. Di lì a poco si sono fidanzati e un anno dopo è iniziato il percorso di fede.
Ma anche il giorno della diagnosi Federica lo ricorda bene: era febbraio del 2012 e quello sguardo della sorella medico, di fronte all’esito della risonanza magnetica, non lo dimenticherà mai.
Era già da un po’ che viveva a Latina, dove si era trasferita per lavoro: «Era la mia prima esperienza di vita da sola, fuori casa.
Fu una prima prova per me: abituata a essere circondata dalla famiglia, ero sempre stata ansiosa e spaventata da tutto. Mi alzavo di notte in preda agli attacchi di panico».
Eppure quando la diagnosi arrivò, qualcosa accadde: in mezzo a una famiglia in lacrime, lei era serena, risoluta.
In tutto questo il percorso spirituale con Giulio ha avuto un ruolo determinante, è ovvio: «Spesso penso che tutto ciò che mi è capitato è stato un dono: la lontananza da casa, poi l’incontro con la Chiesa mi hanno preparata alla malattia. Se non fosse stato così, non sarei qui a parlarne». Fede vuol dire anche fiducia, e lei e Giulio ne hanno tanta.

L'importanza della famiglia

«Viviamo l'oggi, cercando il bello in quello che abbiamo», dice Giulio. Così anche le piccole discussioni in famiglia e i problemi quotidiani acquisiscono un peso diverso, quando la vita ha un senso nuovo.

L'amore guarisce

Certo le incognite per il futuro ci sono: «Qualche lacrima ogni tanto scende, è umano», dice Federica. Ma la certezza è che le cose non potranno che andar bene: «A una ragazza nella mia situazione direi di non temere: diventare madre è una gioia, distoglie dall’eccessiva attenzione sul corpo e sui sintomi», aggiunge, mentre con lo sguardo osserva Eugenio che giocherella per casa. Ora il piccolo si è fermato davanti al pouf del soggiorno. Allunga le mani su un oggetto pesante, lo guarda, lo muove tra le minuscole dita: è la bomboniera del matrimonio, che qualcuno ha lasciato lì. In un attimo tutto è ancora più chiaro: Federica e Giulio allontanano gli occhi da Eugenio e poi si guardano, sorridendo. Il bimbo ancora non sa leggere, ma quando sarà più grande capirà perché su quella bomboniera di ceramica, in azzurro su bianco, c’è scritta la frase “L’amore guarisce”.

Leggi le altre storie

Genitori si può
anche con la sclerosi multipla

Il libretto che raccoglie tutte le risposte alle tue domande