Debora e Loreto:
siamo realisti, esigiamo l’impossibile

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La coppia è solida come una roccia: si conobbero quando lei aveva tredici anni e lui diciotto, esattamente vent’anni fa. Convivono da otto anni e un anno fa hanno deciso di sposarsi. «Abbiamo fatto le cose al contrario», dice Debora.

Cinque anni fa è arrivato Jonathan, e ora lei è quasi al quinto mese di gravidanza. Quando Loreto parla della sclerosi multipla è serio ma dissacrante, senza cadere mai nella rassegnazione. Una diagnosi arrivata tardi, non senza problemi, ha portato a qualche conseguenza che forse si sarebbe potuta evitare. In casa è autonomo, ma fuori ha bisogno di stampelle e di un veicolo elettrico. «Ci è capitato questo, ma non è una buona ragione per privarsi di un bambino», dicono. In fondo il parere dei medici circa la paternità di Loreto è sempre stato positivo.
Ovvio, la situazione non è facile: «Ma qualcosa ci inventeremo, per stare vicino al nuovo bambino». Perché è certo che i due non si arrendono, nonostante tutto.

La gravidanza sta procedendo tranquillamente, Debora è una ragazza forte e non sembra particolarmente intimorita: «Non ho mai pensato di non aver figli perché mio marito ha un problema di salute». E poi accanto a sé ha un guerriero come Loreto, che ha trovato tanti modi per esprimersi: “Scusa se n’te posso corre appresso”, scrive in una delle poesie dialettali che da qualche anno ha iniziato a pubblicare. Questa l’ha dedicata a Jonathan, che davvero sembra felice del suo papà.

La nascita

L’arrivo di Isabel è stato una festa, ma non certo una passeggiata. Un parto non facilissimo: «Con Jonathan eravamo andati fino a Roma, questa volta abbiamo scelto di partorire all’ospedale di Tivoli, più vicino a casa», dice Loreto. Una scelta che ha permesso a lui di essere presente al parto e di stare al fianco di Debora, che ha mostrato un coraggio da leone durante le ore del travaglio: mai Loreto aveva visto sua moglie così forte, fisicamente e psicologicamente.

Però tutto è bene quel che finisce bene. E, stress a parte, la gioia di poter assistere al parto è stata grande: «Nei mesi scorsi avevo paura di non avere le forze per accompagnare Debora, eppure ce l’ho fatta», dice lui. Si erano informati per tempo: medici e ostetrici non hanno espresso problemi a far entrare Loreto, che ha bisogno della carrozzina, in sala parto. «Ho anche fatto un video con il telefonino: ero vicinissimo a Debora. Così Isabel l’ho vista nascere, e subito dopo l’ho presa in braccio». Certo non sempre Loreto ha la forza di dare una mano alla moglie a cambiare i pannolini o ad accudire la piccola in tutto e per tutto.

Loreto ha finalmente preso la patente speciale, che da tempo aspettava, e da poco ha una macchina che può tornare a guidare: «Ho portato io Isabel dal pediatra», dice orgoglioso. Tutto sta prendendo la giusta piega, in mezzo ai piccoli problemi di ogni giorno, quelli di qualsiasi coppia: un po’ di stress per una nuova vita da organizzare, le coliche di Isabel, l’esuberanza di Jonathan che vuole far sentire – a volte troppo energicamente – la sua presenza e tutto il suo affetto per la nuova arrivata.

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IT/NONNI/0119/0005–25/01/2019