Carmen e Massimo:
credici e accadrà

Lei, che non si ferma davanti a nulla, per il suo matrimonio aveva un sogno: visitare gli Stati Uniti. Così eccola volare da Secondigliano a Los Angeles, negli occhi il vento delle montagne russe di Disneyland. Lei, che la vita la vuole vivere a pieno.
A tre anni da quel viaggio di nozze Carmen è ancora sulle montagne russe: a volte è in cima, gioiosa, e osserva il mondo sotto di lei, altre volte si precipita giù, sicura però che si ritornerà in alto. Non scegliamo la nostra vita e lei sa prendere la sua come viene, forte della presenza di Massimo accanto a sé. Erano ventenni quando si conobbero, e da allora non si sono mai allontanati.

Anche lui è stato forte quando lei gli raccontò di avere la sclerosi multipla: quando ci si ama non ci sono ostacoli, si dissero. Apparentemente Carmen non avrebbe potuto avere figli, ma per Carmen avere un figlio era fondamentale, Poi, un giorno, ha deciso per la fecondazione in vitro.
Il giorno prima però era andata ai Quartieri spagnoli dove c’è una chiesa dedicata a Santa Maria Francesca. Qui le ragazze che non riescono a diventare madri si siedono su una sedia vicina all’altare. E pregano.

Carmen ha pregato. Tanto. E ha fatto un voto: cento coccarde fatte con le sue mani, da regalare alle suore se fosse rimasta incinta.

L'attesa

A maggio arriva il responso dei medici: la fecondazione è andata a buon fine. «Mi ricordo bene il momento», dice Massimo. «Appena l’ho saputo sono andato a farmi fare un tatuaggio su un braccio». Mentre lui parla, timido e gioioso, Carmen guarda le coccarde: finora ne ha fatte trenta, ma ha ancora un po’ di mesi per compiere il suo proposito.

«C’è chi soffre pene peggiori, chi ha malattie più gravi», continua a ripetere Carmen, a sé e agli altri.
«La gravidanza fa star bene e non dobbiamo avere paura di nulla».

La sua voce si fa più sicura, forte. La vita toglie, la vita dà. Ora è di nuovo lui, un ventottenne pieno d’amore per una donna che è la sua vita, e che gliene sta regalando una nuova. Quelle coccarde che ora sfiorano le dita di Carmen raccontano della loro determinazione: «Ogni tanto faccio fatica a vedere, la malattia si è arrestata durante questi mesi di gravidanza ma gli occhi sono affaticati e a volte anche le mani», dice.

Ma non conta, ha raggiunto tanti obiettivi e non sarà questa impresa a fermarla. «C’è chi soffre pene peggiori, chi ha malattie più gravi», continua a ripetere, a sé e agli altri. A volte la vita è strana: ci dà e ci toglie, e poi ci dà di nuovo. A Carmen, ora ne è cosciente, ha dato molto più di quanto ha tolto.

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IT/NONNI/0119/0005–25/01/2019