Carmen e Massimo:
credici e accadrà

«Chiudi gli occhi e ridi», urla Carmen al ragazzo
pauroso.

 

Lei, che non si ferma davanti a nulla, per il suo matrimonio aveva un sogno: visitare gli Stati Uniti. Così eccola volare da Secondigliano a Los Angeles, negli occhi il vento delle montagne russe di Disneyland. Lei, che la vita la vuole vivere a pieno. «Proprio vicino a me dovevano metterlo?», si è detta quando gli ha visto gli occhi terrorizzati.

Carmen sa benissimo che non bisogna pensare, in certi momenti. Solo lasciarsi andare, correre a perdifiato, giocare con la vita e con la paura. E poi buttarti giù, a capofitto, in tutto quel che ti capita. E ridere, perché la vita è solo una: finché respiri, finché sei vivo, nulla deve fermarti...

Una diagnosi quasi per caso

A tre anni da quel viaggio di nozze Carmen è ancora sulle montagne russe: a volte è in cima, gioiosa, e osserva il mondo sotto di lei, altre volte si precipita giù, sicura però che si ritornerà in alto. Non ci scegliamo la nostra vita e lei sa prendere la sua come viene, forte della presenza di Massimo accanto a sé. Erano ventenni quando si conobbero, e da allora non si sono mai allontanati. Anche lui è stato forte quando lei gli raccontò di avere la sclerosi multipla: quando ci si ama non ci sono ostacoli, si dissero. Carmen lo aveva scoperto per caso: una tac dopo un incidente, e l’inizio del calvario. I medici non capivano cosa avesse, cosa le provocasse quella debolezza e quelle calcificazioni al cervello. «Hanno creduto avessi un tumore, poi la leucemia finché la diagnosi corretta in un certo senso mi sollevò».

«Poteva essere peggio»
dice questa ragazza che riesce a trovare, nella sua semplicità, il lato positivo di tutto.

Anche lui è stato forte quando lei gli raccontò di avere la sclerosi multipla: quando ci si ama non ci sono ostacoli, si dissero.

Il sogno di diventare madre

Ma in questo Massimo è fondamentale: lui sa calmarla, ma anche sostenerla in tutto. «Finché la sofferenza era quella della malattia sapevo di cavarmela da sola: un giorno stavo male, quello dopo sarei stata meglio», dice. «Quello che veramente mi pesava era la prospettiva di non poter dare un figlio a Massimo». Perché il cruccio vero per questa coppia era che dopo tre anni insieme ancora la gravidanza non arrivava.
Apparentemente Carmen non avrebbe potuto avere figli. Ma mai mettere un punto fermo nella vita di una guerriera: sotto quegli occhi dolci e docili, dentro quella voce delicata e calma, c’è una donna che vuole sapere tutto. «Mi sono sempre piaciuti i medici che non mi nascondono nulla». E per Carmen avere un figlio era fondamentale, una prova di potercela fare nonostante tutto e nonostante tutti. Così ne ha visti tanti di medici, perché voleva capire bene. Poi, un giorno, ha deciso per la fecondazione in vitro. Il giorno prima però era andata ai Quartieri spagnoli. Lì c’è una chiesa che i napoletani veraci come lei conoscono bene: è dedicata a Santa Maria Francesca, qui le ragazze che non riescono a diventare madri si siedono su una sedia vicina all’altare. E pregano.

Carmen ha pregato. Tanto. E ha fatto un voto: cento coccarde fatte con le sue mani, in segno di riconoscenza, da regalare alle suore della parrocchia se fosse rimasta incinta.

Un voto, anzi due

A maggio, il mese della Madonna, arriva il responso dei medici: la fecondazione è andata a buon fine. «Mi ricordo bene il momento», dice Massimo. «Appena l’ho saputo sono andato a farmi fare un tatuaggio su un braccio». Mentre lui parla, timido e gioioso, Carmen guarda le coccarde: finora ne ha fatte trenta, ma ha ancora un po’ di mesi per compiere il suo proposito. Massimo invece l’ha già fatto: «Se diventerò padre mi lascerò crescere la barba», aveva detto. E così è stato, almeno fino a quando Carmen gli ha tagliato quella fitta peluria scura che aveva invecchiato di qualche anno il volto del suo uomo.

«C’è chi soffre pene peggiori, chi ha malattie più gravi», continua a ripetere Carmen, a sé e agli altri. «La gravidanza fa star bene e non dobbiamo avere paura di nulla».

 

La sua voce si fa più sicura, forte.

La vita toglie, la vita dà

Ora è di nuovo lui, un ventottenne pieno d’amore per una donna che è la sua vita, e che gliene sta regalando una nuova. Quelle coccarde che ora sfiorano le dita di Carmen raccontano della loro determinazione: «Ogni tanto faccio fatica a vedere, la malattia si è arrestata durante questi mesi di gravidanza ma gli occhi sono affaticati e a volte anche le mani», dice. Ma non conta, ha raggiunto tanti obiettivi e non sarà questa impresa a fermarla. «C’è chi soffre pene peggiori, chi ha malattie più gravi», continua a ripetere, a sé e agli altri. Anche ai genitori, così presenti nella sua vita, che lei sembra voler difendere da altre preoccupazioni. Quasi non te lo aspetti da una giovane così mite. Poi ricorda un episodio: «Quando ero in ospedale per la fecondazione in vitro in stanza con me c’era una ragazza che voleva abortire. Io, invece, un figlio lo volevo più di qualunque altra cosa». Due prospettive diverse, due significati diversi all’esistenza. A volte la vita è strana: ci dà e ci toglie, e poi ci dà di nuovo. A Carmen, ora ne è cosciente, ha dato molto più di quanto ha tolto.

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